La natura della Consapevolezza

Nel saggio intitolato "Che cos'è la consapevolezza?", ho esposto le ragioni per cui l'esistenza dei qualia non è spiegabile sulla base delle attuali teorie scientifiche. Ho sostenuto anche che la capacità di comprendere sembra essere ancora più difficile da spiegare dei qualia.
by Federico Faggin
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Disegno di Viviana Sardei

La consapevolezza è fondamentale

Nel saggio intitolato “Che cos’è la consapevolezza?”, ho esposto le ragioni per cui l’esistenza dei qualia non è spiegabile sulla base delle attuali teorie scientifiche. Ho sostenuto anche che la capacità di comprendere sembra essere ancora più difficile da spiegare dei qualia.

La fisica presuppone l’esistenza di materia, energia, spazio e tempo (MEST) con certe proprietà fondamentali e cerca di derivare tutte le altre proprietà osservabili utilizzando una teoria matematica basata su relazioni tra queste proprietà. Tali relazioni definiscono le leggi fondamentali della fisica ritenute universalmente valide e immutabili. La fondatezza di questo approccio è basata sulle predizioni verificabili sperimentalmente della teoria applicata a qualsiasi fenomeno fisico. Fanno ovviamente eccezione i postulati che sono considerati veri senza prove.

L’esistenza della nostra realtà interiore cosciente, tuttavia, non si può spiegare con le teorie correnti secondo cui la materia inerte viene prima della consapevolezza. Pertanto, per me, l’unica spiegazione possibile è di postulare che la consapevolezza sia una proprietà irriducibile di MEST, come la carica elettrica o lo spin degli elettroni, anziche’ pensare che emerga da organizzazioni complesse di materia inconscia.

Se questa ipotesi potesse essere verificata sperimentalmente, le conseguenze sulla nostra visione del mondo e sul futuro dell’umanità sarebbero enormi. È troppo presto per sapere se questo approccio sia corretto, ma ritengo necessario sviluppare ulteriormente questa linea di indagine poiché ne risulterebbe una nuova teoria capace di descrivere un universo in cui esiste il significato, al posto delle teorie attuali in cui esso è assente.

Il mondo fisico è olistico

La teoria quantistica dei campi (TQC) è la migliore teoria fisica che abbiamo oggi. Ci dice che la realtà fisica è una totalità indivisibile. L’idea che parti separate esistano è solo un’approssimazione volta a realizzare un modello più semplice di come funziona la realtà. Il mondo invece non è fatto di parti separate perché non ci sono veri confini tra le parti e il tutto.

Secondo la TQC, una particella elementare non esiste come oggetto. È invece uno stato eccitato di un campo quantistico. Pertanto, le entità fondamentali sono i campi, non le particelle. L’idea di una particella piccola, limitata, dura e separata appartiene alla fisica classica, la fisica newtoniana.

Una particella appare localizzata in un piccolo volume dello spazio solo quando viene “osservata” cioè quando c’è una specifica interazione con un’altra “parte” del tutto – un altro campo. Una “particella che si manifesta nello spazio-tempo” è come noi abbiamo concettualizzato una interazione tra i campi usando il linguaggio obsoleto della fisica classica. Tutto è interconnesso nel nostro universo, anche quando, per la praticità di fare i conti, consideriamo inesistenti le deboli connessioni che invece esistono.

Secondo la TQC, le particelle elementari, gli atomi, le molecole, le proteine, le cellule viventi e gli animali costituiscono livelli gerarchici successivi di organizzazioni di stati dei campi quantici. Questi campi sono irriducibili e inseparabili dallo spazio-tempo, e interagendo tra di loro, creano tutto ciò che esiste nel mondo fisico.

Il riduzionismo funziona bene per i sistemi classici, cioè per descrivere gli oggetti macroscopici che sono trattati dalla fisica classica. Però il fatto che le nostre macchine funzionino in modo riduttivo non può essere utilizzato come prova che la realtà sia riduzionistica.

Una macchina è un sistema classico in cui ogni sua parte è stata progettata con cura in modo che le interazioni indesiderate di ciascuna parte con il resto del mondo siano ridotte al minimo, ma solo per quanto riguarda la funzione che essa deve fare. Ci sono molte altre interazioni forti tra le parti e l’ambiente che non ostacolano la funzione della macchina, ma ne riducono sostanzialmente l’efficienza. Queste interazioni “parassite” rappresentano l’estensione delle connessioni reali, ma inevitabili, delle parti con il tutto.

In pratica, le macchine funzionano come progettate solo in una gamma ristretta di condizioni ambientali (temperatura, pressione e così via) poiché le interazioni parassite non possono essere eliminate e interferiscono con il loro funzionamento al di fuori della gamma operativa.

Nonostante l’evidenza fornita dalla TQC che la realtà è un tutto indivisibile, la maggior parte degli scienziati si aggrappa ancora alla visione newtoniana della realtà in cui esistono parti separate, malgrado questa idea sia stata ripetutamente dimostrata falsa. Loro affermano che la TQC è vera solo per le particelle elementari, gli atomi e le molecole, ma che noi esistiamo invece in un mondo che è spiegato perfettamente dalla fisica classica dove la stranezza della fisica quantistica non gioca più nessun ruolo. Pertanto, dichiarano che la realtà è classica.

Questa visione può darci un senso di controllo sul mondo, ma è ingannevole.

Olismo significa che il tutto è più della somma delle “parti”

In un sistema olistico, una parte separata non può esistere quindi bisogna introdurre un nuovo concetto, quello di parte-intero: qualcosa che non può essere separato dal tutto, e quindi condivide le proprietà del tutto con in più alcune proprietà che lo identificano univocamente dalle altre parti-intero.

Nel caso della TQC, ogni campo quantistico è una parte-intero con proprietà uniche che lo identificano. Tutti i campi condividono lo spazio e il tempo che noi percepiamo come il loro “contenitore”, mentre invece rappresentano il tutto comune che noi non riconosciamo ancora come tale.

Quando riduciamo un sistema olistico alla somma delle sue parti apparenti, forse perché questo è tutto ciò che possiamo fare per trattare matematicamente il problema, gettiamo via il “bambino” con l’acqua sporca. Il bambino in questo caso è la coscienza e la realtà interiore che essa rappresenta.

Facendo così, possiamo solo descrivere gli aspetti esteriori della realtà. Di conseguenza, avendo eliminato gli aspetti interiori, il “collante” che tiene tutto insieme, perdiamo tutto ciò che è associato alla natura infinita della realtà. In altre parole, nella definizione di ciò che chiamiamo realtà, abbiamo escluso quella porzione irriducibile e infinita che dietro alle quinte svolge un ruolo fondamentale nella fisica quantistica e negli organismi viventi.

La coscienza è una proprietà dei campi

Ipotizzo che la coscienza sia una proprietà fondamentale dei campi quantistici, che non è stata ancora riconosciuta dalla fisica. Questa proprietà è essenzialmente invisibile negli oggetti inanimati macroscopici perché un tipico oggetto è una aggregazione casuale di atomi e molecole in cui le medie delle loro proprietà quantistiche individuali diventano le proprietà deterministiche di un oggetto classico.

Le proprietà quantistiche degli atomi e delle molecole sono invece importanti per il funzionamento delle cellule viventi e potrebbero spiegare la presenza della coscienza in esse. Le cellule viventi sono sistemi quantistici, non sistemi classici come ci è stato detto, perché manipolano un atomo alla volta. La loro essenziale interdipendenza con l’ambiente è un altro indizio che non hanno perso la loro connessione con il tutto dei campi quantici. E trilioni di cellule viventi intimamente organizzate formano un corpo che è esponenzialmente più complesso di qualsiasi macchina che noi abbiamo mai creato.

Queste proprietà quantistiche riflettono la coscienza dei campi e si integrano in strutture gerarchiche che aumentano il livello di coscienza dell’intero organismo vivente con modalità che dobbiamo ancora capire. Questo aumento esponenziale della coscienza è impossibile all’interno delle strutture casuali degli oggetti inanimati. Questo tema sarà ulteriormente approfondito in un prossimo saggio intitolato: “Un organismo vivente non è una macchina”.

Mi aspetto che la coscienza di un organismo vivente abbia una comprensione esponenzialmente maggiore della somma delle comprensioni delle sue parti elementari perché, quando due o più entità coscienti di livello inferiore formano un’entità di livello superiore, la sua nuova coscienza è una parte-intero integrata molto più complessa della somma delle coscienze dei suoi componenti.

Le unità di consapevolezza

Nel quadro concettuale che sto sviluppando, le entità ontologiche elementari, le “componenti” fondamentali della realtà, sono chiamate unità di consapevolezza (UC). Ogni UC è un campo, simile al campo quantistico, ma ancora più fondamentale di esso.

Ogni UC ha una realtà semantica interiore e una realtà simbolica esteriore indivisibile dalla prima. Le UC si combinano per creare dei sé di ordine superiore, proprio come i campi quantistici si combinano per creare atomi, molecole, macromolecole e così via.

Una UC è un sé cosciente con un’identità unica, libero arbitrio e la capacità di agire, e ciascun campo quantistico è composto da varie organizzazioni di UC. Nel modello proposto, un campo quantistico è quindi un sé cosciente, una parte-tutto, mentre i campi quantistici della fisica rappresentano soltanto gli aspetti simbolici esteriori dei sé.

Le proprietà delle UC saranno ulteriormente discusse nel saggio, “La natura fondamentale della realtà” che apparirà su questo sito il 31 maggio, 2019. © Federico Faggin, maggio 2019